05/05/1933
I delitti di Alleghe
Alleghe, un piccolo villaggio di montagna in provincia di Belluno.
Maggio 1933
Il cadavere di Emma De Ventura,
giovane cameriera dell’Albergo Centrale, viene rinvenuto nella camera numero 6.
Per il medico condotto e per gli ufficiali di polizia si tratta di suicidio. Motivi d’amore, sostengono gli inquirenti.
Novembre 1933.
Il cadavere di Carolina Finazzer
galleggia nelle acque gelide del lago. Due ragazzini lo scorgono e chiamano i carabinieri.
Suicidio, sentenzia di nuovo il medico condotto.
In paese, però, c’è chi mormora un’altra verità.
Terribile.
Qualcuno ha visto qualcosa ma non
ha il coraggio di parlare.
Altri vorrebbero farlo ma muoiono in circostanze sempre poco chiare.
Fino a quando un giovane e intraprendente brigadiere, Ezio Cesca, assieme al maresciallo
Domenico Uda, scoprono una vecchia inchiesta del Lavoro Illustrato, firmata dal giornalista Sergio Saviane, al tempo condannato per diffamazione.
Uda e Cesca, riunendo come il Saviane le misteriose
morti del lago sotto lo stesso terrificante movente, cominciano a far luce sui delitti di Alleghe.
E proprio il movente, oggi, rimane ancora l’unico mistero da risolvere.
La serie di delitti avviene dal
1933 – 1946
L’8 giugno 1960, si conclude il famoso processo che negli anni Sessanta vide la Corte di Assise di Belluno condannare all’ergastolo i titolari dell’Albergo Centrale, Adelina Da Tos, Aldo Da Tos e Pietro De Biasio per l’omicidio di Carolina Finazzer e dei coniugi Luigia De Toni e Luigi Del Monego.
Per l’omicidio di Emma De Ventura nessuna condanna: il delitto era caduto in prescrizione all’epoca del processo.